gesti microscopici ma atroci (secondo me)

Edit: qualcuno mi direbbe: “Ora leggiti il libro Come sgravarsi di tutti i mali del mondo e vivere felici lo stesso, ok?”.
Non vorrei, con questo post, aver peccato di presunzione o di maestrineria, perciò mi giustifico: sono talmente piena, letteralmente gravida di idee e pensieri e cose da scrivere, da ritrovarmi a volte a non sapere quale pesce pescare in questo guizzante mare di parole. Insomma, non voglio deludermi/vi. Ok, basta così, buona lettura.

Prima di tutto questo (la vita a impatto 1, il vegetarismo, devo elencare tutto?) facevo tante piccole cose atroci.

Una volta mi sono lasciata leccare le dita da un vitellino per poi mangiare la carne del suo fratello senza pensare, senza fare associazioni.
Quando stazionavo nel bagno dell’ufficio lasciavo scorrere litri d’acqua per coprire i miei rumori.
Mi sono commossa più volte davanti a un animale che muore fra le mie mani (un pulcino, una talpa, una formica), o a un documentario nella savana, per poi lasciarmi trascinare dalla golosità di un cheesburger sbavoso.
Quando il pescatore di Figino con cui mi fermavo a chiacchierare da piccola tirava su dall’acqua un pesce guizzante e terrorizzato, io esplodevo in una urlante crisi isterica finché lui non lo ributtava in acqua. Però che buono, il sushi.

Pulivo casa con detersivi dalla bella confezione fluo, che ora mi pungono le narici. L’odore di pulito non è più quello dell’acido all’eucaliptolo, ma il fresco e l’asciutto.
Schiacciavo in terra mozziconi di sizze e una volta, quando Milo l’ha fatta davanti a un McDò, io e mio padre siamo fuggiti a gambe levate perché non avevamo il sacchetto-della-merda.
Ho gettato centinaia di chili di rifiuti nell’indifferenziata, e speso a più non posso in oggetti che già avevo!
Ho accumulato e buttato cose di cui non avevo bisogno né cura, e mi sono asciugata le mani con centinaia di pezzi di carta. Un pezzo di carta per ogni lavaggio di mani.
Non voglio più asciugarmi le mani con la carta!

Per ogni cosa che il pianeta ci regala, cosa diamo noi indietro?

Continuamente spengo le luci del bagno dell’ufficio e ogni volta che mi allontano dal computer lo iberno. Prima no.
In casa ho sempre lasciato tutto in stand-by. Tutto. Ora, appena il computer o una batteria è carica, stacco tutto, così come per lo stereo. Fine della musica, fine della luce.

Ho sempre mangiato prodotti confezionati e panini al bar. Ora, piuttosto che gettare la busta di una merendina, me la mangerei.
Per ogni cosa che getto faccio un conto (prossimamente sperimenterò anche un mese con chilopesa, una volta che avrò spulciato per bene il loro sito) e mi chiedo se l’etichetta delle bottiglie di vetro vada staccata, se quelle di plastica vadano schiacciate per il lungo o per il largo, se il tetrapak venga in qualche modo recuperato davvero.

La doccia lunghissima, gli shampoo di marca, i trucchi testati sugli animali e a base di petrolio. Le tonnellate di assorbenti e di tondini di cotone struccanti.
I vestiti eicenem, il nuovo e scarso a dispetto dell’usato, vissuto e prezioso, la comodità al posto dello sforzo.
A dire il vero sono tantissime le cose che hanno prodotto in me la voglia di cambiare.
A partire dal mio primo viaggio da donna in Portogallo, dove ho conosciuto uno spirito e una simbiosi con ciò che mi circondava (persone e profumi e paesaggi), da aver sentito in me il bisogno frenetico di trovare me stessa. E per la prima volta da allora capisco cosa voglia dire.

È un continuo ragionare fitto, non credo che sia pazzia. L’orlo è ancora lontano.
E non voglio smettere di ascoltare la mia testa e il cuore. Per troppo tempo zittiti dalla televisione, dalla pigrizia e l’indolenza, trascinati dalle mode, dal flusso del tempo e dei rapporti, da troppe cose esterne da me.

Ora basta. La mia vita la voglio vivere pienamente. Ora in qualche modo mi sento carica di nuove responsabilità, sono felice.

Domande: come posso venire a conoscenza di ciò che accade dei miei rifiuti? Nelle città che differenziano con criterio, che viene fatto dell’umido? Quali e quanti sono i prodotti che uso tutti i giorni e che provengono dal riciclo? Chi ricicla i miei rifiuti?

Edit: mi piace pensare di avere il controllo sulla mia vita, semplicemente. Non impartire regole o disprezzare chi non vede.  Voglio solo essere felice.

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9 risposte a gesti microscopici ma atroci (secondo me)

  1. zio Gil ha detto:

    Diventare te stessa è un po’ il punto di tutta questa cosa. E secondo me funziona.
    Pollice su :-)

  2. miro ha detto:

    Domanda: ma la plastica prima di essere buttata nella raccolta plastica va pulita? Spiego: ho imposto in ufficio la raccolta della plastica e i colleghi mi chiedono ora se devono sciacquare i bicchierini del caffè prima di buttarli.

    • greenkika ha detto:

      Risposta per miro: sì. Cercando di non sprecare troppa acqua. Se poteste sostituire i bicchierini con tazzine di ceramica, sarebbe ancora meglio

    • paola ha detto:

      I bicchieri di plastica non sono imballaggi e NON SI RICICLANO. Buttarli nella plastica danneggia inoltre la qualità e il valore del materiale raccolto. Vanno quindi buttati nell’indifferenziato (e proprio per questo non dovrebbero essere usati, come tutti i prodotti usa e getta).

  3. greenkika ha detto:

    il sito http://www.buttalogiusto.it però dice che i bicchierini vanno nella plastica. qui http://ff.im/wGpQF se ne discute ancora. che sbattimento, questa differenzaìiata! :-)

  4. astrid ha detto:

    nella mia zona piatti, bicchieri e tutto quanto non è imballaggio NON vanno nella plastica. alle sagre si cominciano a vedere bicchieri e stoviglie in materiale biodegradabile, che si smaltiscono con l’umido.

  5. primavera ha detto:

    Ciao! che bella sorpresa leggere che tante persone hanno deciso di cambiare stile di vita per amore del nostro pianeta! Io, il mio fidanzato e la mia famiglia abbiamo cominciato da qualche mese a ridurre i rifiuti, a non usare tovaglioli o rotoli di carta, a cenare a lume di candela, a staccare tutte le prese, a piantare l’orticello, a comprare solo quei detersivi contenuti in piccole bustine solubili per evitare i contenitori, ad usare solo saponette, a frequentare i mercati contadini! Però ci sembrava sempre di essere soli a fare tutto questo… ed era un pò scoraggiante!!! Perciò sono davvero felice di avervi scoperti!!!! Vi seguirò con grande interesse!
    A presto!

  6. ANNA ha detto:

    Ciao! Io confesso che arrivo un po’ tardi a scoprire questo blog ma sono felicissima di essermici imbattuta (un sentito grazie ad una delle mie riviste preferite TERRA NUOVA !) e di vedere che tante altre persone condividono la mia idea di ecologia e , concordo con te, primavera, si danno da fare per aiutare la nostra cara Terra che sta soffrendo sempre di più ! Anche io ho avuto spesso questa sensazione di essere sola, e soprattutto, vivendo ancora in casa con i miei non sempre è facile mettere in pratica le tante idee che anche a me saltano in testa.
    Ma non mi scoraggio, anzi leggere su questo blog mi è ancora più di stimolo a perseverare e anche a migliorare !!
    un salutone =)

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